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Chi di noi non ha mai incontrato un piccione. Schiacciato, malandato o infilato in uno di quegli aghi crudeli che si mettono sulle finestre. Con mio nipote li chiamavamo “piccionelli”, rideva come un matto mentre li faceva volare via, lontano. Capitava di trovarne uno solitario, che sembrava diverso, ma non era così. I piccioni sono tutti uguali. Hanno tutti gli occhi arancioni, almeno così mi è sempre sembrato. Una volta ne salvai uno dalla morte, ma se ne andò senza gratitudine.

Camminano sgraziati, forse per quella sproporzione fra la testa ed il corpo tozzo. Sono egoisti. Si avvicinano sempre apparentemente cauti, impauriti, ma senti che vogliono qualcosa. Provi a dargli qualche briciola, la prendono con quello scatto veloce del collo e poi se ne vanno, lasciandoti lì, senza sentimenti, e un banale istinto di sopravvivenza.

Una volta ricordo che ne vidi uno vicino a casa mia, lo seguii fino ad una macchina parcheggiata poco distante. Ad un certo punto ho avuto proprio l’impressione di inseguirlo, ma lui scappava, caracollante, guardando per terra.