Menu
menu

Stazionava sul soffitto il ragno, enorme! Si muoveva a piccoli scatti minacciosi. Prima in orizzontale capovolto, poi in verticale, sulla parete. Non vedevo la ragnatela , ma c’era, sono sicuro che c’era.

Su quel letto avevo sofferto tanto, il ragno lo sapeva, sapeva che lì ero debole, indifeso, lì mi poteva soffocare. Lì non l’avevo mai fatto entrare. Ecco un altro scatto! Si avvicina, vedo i denti, acuminati, simmetrici, probabilmente mi morderà.

Il cuore batte veloce, lo guardo, ma rimane fermo. Vorrei che si muovesse, che arrivasse veloce da me, ho paura, ma lo vorrei qui, lo vorrei sentire sulla pancia. Resterò immobile, lo giuro, resterò sempre immobile, lo giuro.

Mi avvolgerà nella sua ragnatela, diventerò bianco, filamentoso, complicato. Mi accantonerà come ha fatto mio padre, non ha sentimenti il ragno, ti vuole lì, ha bisogno che tu sia lì, ha bisogno di sapere che può mangiarti in qualsiasi momento. Il ragno è indifferente ai tuoi lamenti.

Scatta ancora, è a metà della parete, mi sembra più piccolo. Più diventa piccolo e più divento grande. Mi sento gonfio, ho come la sensazione di avere qualcosa in bocca, che me la riempie, che mi soffoca. Ho bisogno di quella sensazione, ho bisogno di trasgredire, non so fare l’amore.

Ha fatto un altro scatto, sono stremato, non lo vedo più. Si starà nascondendo, per sferrare il suo ultimo micidiale attacco. Lo voglio, non resisto, voglio sentirmi libero da quella bestia. Non vederlo mi angoscia, ciò che non conosco mi angoscia. Sento un dolore allo stomaco, lo sento da molto tempo, sento uno spasmo, come gli scatti del ragno, forse l’ho mangiato, forse è nella mia pancia, o forse sono io.