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Avevo un appuntamento con la ragazza OpenJob, ma non mi aspettava. Gonfiabile e affannosa, al telefono inseguiva chissà cosa, forse niente. Mi sembrava inanimata. Un’altra defilata coi capelli rasati mi guardava, anzi non mi guardava, guardava il monitor del computer. Indossava stivali alti, grigi, lucidi. La immaginavo mentre usava uno di quei falli di plastica con la palla in cima che vibra. 

Non riuscivo ad incrociare sguardi, ci provavo, magari un sorriso, un cenno, ma le ragazze OpenJob non davano segni di vita. Soffocate dalle speranze delle persone, dai sogni infranti di chi pretende solamente la vita. Mi danno un test inutile da compilare. Lo compilo, sbaglio, mi deprimo.  

Continuavo a non incrociare sguardi, ci provavo, magari un sorriso, un cenno, ma le ragazze OpenJob non davano segni di vita. Una entra ed esce da un ufficio, faceva domande e rientrava, faceva domande e rientrava, faceva domande e rientrava, faceva domande e rientrava, faceva domande e rientrava, faceva domande e rientrava, faceva domande e rientrava. 

Continuavo a non incrociare sguardi, ci provavo, magari un sorriso, un cenno, ma le ragazze OpenJob non davano segni di vita. “L’azienda eroga servizi idrici”. Inizio allora ad incalzare con le domande, ma è vaga, capisco che è un segreto, che aveva paura che lo carpissi, che andassi direttamente alla fonte, non si fida la ragazza OpenJob. Non si fida di suo marito, sa di essere gonfiabile, sa che lui la tradirà con una più porca di lei, ma lo accetterà, è una ragazza OpenJob. 

Continuavo a non incrociare sguardi, ci provavo, magari un sorriso, un cenno, ma le ragazze OpenJob non davano segni di vita, sembravano morte. Ecco il test. Lo gireranno all’azienda e mi faranno sapere. 

Continuavo a non incrociare sguardi, ci provavo, magari un sorriso, un cenno, ma le ragazze OpenJob non davano segni di vita. Non capivo se avevamo finito, la ragazza OpenJob non mi diceva niente. Mi sono messo allora a pensare che lì, quando ero bambino, c’era un parrucchiere, erano anni belli. Ricordo che quando ci passavo rallentavo per guardare tutto quello che accadeva dentro. Potevi vedere le vecchie bellissime poltrone, i ciuffi che saltavano, le persone che aspettavano, parlavano e leggevano per l’ennesima volta gli stessi giornali. Qualcuno ti poteva anche guardare felice. Qualcuno poteva anche permettersi un pò di libertà.

Ma continuavo ancora a non incrociare sguardi, ci provavo, magari un sorriso, un cenno, ma le ragazze OpenJob non davano segni di vita.