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L’aratro tagliava come un rasoio la pancia,
l’odio materno e le vere illusioni.
Il mulo calpesta la sua faccia carina
con gli occhi cinesi ed i ciuffi damasco.
Ritorna il ricordo d’infanzia del nulla
bagnata da fiumi di rossa speranza.
Una nave nel largo diventa più grande
entra nel porto con aiuti insperati.
L’uomo più grosso muoveva il bacino,
l’orecchio staccato e le smorfie del vuoto.
Era sempre più bella come nonna materna.
Le viene un sorriso, lo accoglie piangendo.

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