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Mi sono svegliato alle dieci, pieno di dolori. Il servizio da cameriere della sera precedente è stato pesante, non come il desiderio che tutte le persone del mondo sparissero in un istante. Guccio dorme, è il mio gatto, gli voglio molto bene. Scendo incerto le scale e vado in bagno a lavarmi il viso e i denti con lo spazzolino elettrico, forzo molto nel profondo, è lì che si nascondono i batteri. Prendo un Nimesulide DOC generico a stomaco vuoto, come tutti i giorni da tre mesi, ed esco di casa. Il sole brucia, si sta meglio, ma brucia. Vago in diagonale verso il Vecchio Bar Bini, entro e prendo la solita ciambella glassata. C’è Margherita. Mi fa una carezza, cerco di vederla, ma non la vedo, lei se ne accorge. Mi vuole pagare la colazione, ma non voglio, voglio pagarla io. Emilio e Lorenzo si attardano a chiacchierare con una ragazza molto carina, che mi piace, ha un vestito nero lungo, smanicato, una Panda bianca e uno sguardo molto dolce, mi guarda anche lei, ma per caso. M’innervosisco perché voglio pagare velocemente, ma sbaglio. Margherita mi sta aspettando sulla soglia, come sempre del resto. Esco dal bar e il sole brucia, si sta meglio, ma brucia. Mi siedo sul muretto, sotto il solito albero, a fumare una sigaretta. Margherita deve andare ad aprire la libreria, io rimango lì ad aspettare che accada qualcosa. Mi ha parlato di una scuola e dello scrittore che la gestisce. Mi ha detto che fanno scrittura creativa, che ti può dire “apri il frigorifero, c’è solo un pomodoro rosso. Scrivici un racconto”. Realizzo il fastidio che mi pervade quando sento quella parola o sento qualcuno che si definisce creativo. Penso che un pomodoro rosso in un frigo vuoto sia uno spunto, penso che quando tornerò a casa ci scriverò un racconto, ma capisco subito che non lo farò.

Vicino a me c’è una porta bianca, buttata lì da qualcuno che pensa che il mondo sia una pattumiera. Non si potrà mai più aprire, mi dispiace. La vorrei prendere per restaurarla e farci una scrivania, ma è troppo pesante e troppo rovinata, non so come fare, mi sento solo e rinuncio.

Camminando cerco l’ombra. Non so che fare, penso che oggi, due agosto 2019, sarebbe un buon giorno per morire, poi mi ricordo che è l’anniversario del matrimonio di Sabrina e Uba e mi dispiacerebbe far coincidere le due cose.

Decido di mangiare, di farlo al bar Cirisiamo che ha anche una parte ristorante che si chiama Rieccoci. Ci vanno molti empolesi “bene”. Una schiacciata col tonno, maionese e pomodoro attira la mia attenzione, me la serve il barista brasiliano, molto gentile. Da bere prendo una bottiglia di acqua naturale da mezzo litro, chiedo anche un bicchiere di vetro e un tovagliolo in più, perché la maionese mi unge la barba. Fuori i tavolini sono quasi tutti liberi, c’è soltanto un signore di mezza età seduto sotto il gazebo, ma è una compagnia troppo ingombrante. Mi siedo al tavolino che istintivamente mi sembra più confortevole, di quelli alti che adoro. La schiacciata è piena di tonno, esce dai lati e mi casca sul tovagliolo, lo tolgo subito per paura che, sporco, sia poi inutilizzabile. Mangiai una schiacciata simile tempo fà ad un bar su viale Talenti a Firenze, anche in quella c’era il tonno. Ebbi una intossicazione da istamina, detta anche “sindrome sgombroica” e subito ho il terrore che mi succeda di nuovo. Prima del primo morso arriva Rossana e il suo sorriso. Parliamo del più e del meno, mi dice che andrà a Marsa Alam e che ha fissato il pranzo con Liù, che arriva qualche minuto dopo. Mi chiede come sto e le dico che sono molto stanco per il lavoro da cameriere, mi chiede se mi frustano, le rispondo: magari. La schiacciata era molto buona, so che avrò qualche problema a digerire il lievito, ma anche che sarà una cosa passeggera. Vado a pagare con la carta, quattro euro, è una cifra giusta per un pranzo. Appena esco faccio l’accesso alla home banking e vedo che dei sessantasette euro che possedevo il totale è sceso a sessantatré. Cammino cercando sempre l’ombra e capisco che lo faccio da tutta la vita.

Vado al bar Centrale a prendere il caffè e comprare le sigarette. Con un pacchetto di Chesterfield Blu sono sei euro, mi piace molto quando il totale torna preciso e pago in contanti. Dico alla ragazza più bassa che lo vorrei un pò più basso, mi chiede se va bene, le dico che è perfetto, ne è felice. Sempre in ombra prendo via Ridolfi e poi via del Giglio, c’è poca gente. Noto solamente una signora russa che da sola cerca faticosamente di masticare una pizza a taglio di Tal Dei Tali.

Curvo in Canto degli Zolfanelli. A metà c’è un negozio che vende cibo etnico. Sulla soglia sono seduti due ragazzi di colore con davanti una bicicletta nera marca Bianchi. Lo trovo divertente e un tempo avrei pensato che sarebbe stata una buona fotografia, non adesso però, sono più sofisticato. La banalità è attraente, come tutto ciò che ci distrugge. 

In via Leonardo da Vinci incrocio di nuovo una ragazza che ha fatto il giro inverso, sta mangiando un gelato, ha il cono tutto dentro la bocca, come se fosse un pene. Con le mani è impegnata a cercare qualcosa dentro la borsa che non troverà mai. Cammina, come tante, con lo sguardo basso. Allora penso che oggi, due agosto 2019, sarebbe un buon giorno per morire, poi mi ricordo di nuovo che è l’anniversario del matrimonio di Sabrina e Uba e che mi dispiacerebbe far coincidere le due cose.