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Il desiderio si materializza all’insaputa. Vinicio dorme male il pomeriggio, il suo corpo è in tensione perenne, come se non avesse possibilità di rilascio, non ha i sensi distesi, tanti piccoli pugnali contratti che lavorano sempre in eterno, smettono quando vogliono, hanno una propria vita. È in costante ricerca d’amore. Una sensazione pneumatica che gli scuote costantemente le interiora, uscendo solamente sotto forma di dolere, delusioni e rifiuti. 

Quelle persone girano intorno in una vecchia abbazia, un giro con due scale. Due ragazzine si fermano sovrapposte. Quella sopra ha un perizoma leopardato, dice che è un bel ragazzo. Scappano, Vinicio le rincorre, vanno veloce, hanno un triciclo, ma non riesce a vederlo. Si affanna, ma non le raggiunge, svaniscono tra la gente che sembra felice. Nel contratto questo non c’era scritto, l’angoscia non era prevista, lo contesta, ma la legge non ha pietà della purezza.

È stato cresciuto educatamente, per questo gli è stata donata una bicicletta. Ha un completino aderente con lo sponsor bianco e rosso, si sente un ciclista, gli manca la strada, ma la percorre, cercando di andare diretto. Arriva a Chiesina Uzzanese con grande stupore, si sento vicino a casa, anche se è disabitato. Tutti quelli della sua generazione hanno avuto in dono una bicicletta senza strada. È cresciuto in anni d’eccellenze, influenzato dalle forme estetiche e dalla bellezza. Gli appassionati di bellezza prendono sempre l’ascensore, ma non sanno mai quale piano scegliere, ALT. La bellezza sta negli attimi, il resto è banalità. Non si integra. Ogni giorno cerca questi attimi, ma non ce ne sono mai abbastanza, si dispera, cerca altri luoghi, spera che ci siano, l’incertezza di trovare farfalle che escono dai bozzoli, invece dei soliti fondi di bottiglia. È molto dimagrito, il manto è lo stesso, ma teme sempre che ci sia qualcosa in agguato, desidera tornare quel bambino per ricominciare da capo, cerca di dormire fetale, ma non è il modo giusto perché ha i dolori alle spalle. Le utilizza molto le spalle, cerca sempre di chiudercisi dentro. Cerca sempre di capire, di andare oltre, cerca sempre di farsi un selfie con i pugili famosi.

Gli stanno cantando “come una scimmia, sei solo come una scimmia”, lui torna indietro furioso, ma non torna indietro furioso. Il selfie non gli viene, non riesce a tenere in mano il cellulare, gli scivola e non c’è niente dentro, solo immagini confuse. Il dito va per conto suo, la parte del cervello che dovrebbe controllare i suoi movimenti gli parla con fatica. Non li fa mai i selfie, li odia, odia tutta la gente che se li fa riempiendo il mondo di labbri a sfintere. Non trova più la bicicletta, gliel’hanno rubata, forse dovrà rimanere in eterno dov’è adesso, a Chiesina Uzzanese.