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La domenica non è andata come credevo.

Le illusioni generano delusioni. Le illusioni non esistono, sono generate col solo scopo di rendere più dolce l’attesa del vuoto. Sono sempre un cleptomane bambino che tenta invano d’impennare la sua pesante bicicletta, con quel senso d’impotenza che materializza la perenne sconfitta gravitazionale.

Non so che fare, il risveglio dopo aver lavorato fino a tardi nel disagio è come sempre difficile. Decido senza tanta convinzione di andare a Ruen, in Francia nel 1945, per cercare lavoro. L’atmosfera è cupa, ma non m’inquieta. Vedo tutto, è la mia condanna, ma improvvisamente mi folgora una scena, è piena di armonia e bellezza. Tutto è al posto giusto, magicamente disposto. I tetti delle fabbriche geometrie perfette, le persone si scambiano i volti fino a diventare sagome scure. Un treno a vapore viaggia su binari incerti. Alcuni si uniscono, altri non s’incontreranno mai. In basso una donna mi guarda come sempre, con il sospetto e la paura di essere scoperta.

Mi si avvicina una ragazza giovane, dai lineamenti orientali, che mi accoglie con uno sguardo gentile. Senza indugiare le chiedo se posso catturare quell’immagine. Lei mi dice che non è possibile, che quell’immagine è stata già catturata da Werner, lo svizzero. La Svizzera mi evoca tristezza, follie, punte di genio e Arnold Böcklin.

“Ne puoi solo godere” mi dice. “Mi amputerei un braccio per averla” le dico io, “quello sinistro, non mi ci sono neanche mai masturbato, ho provato, ma con il solo risultato di amplificare il mio senso di stupidità”. “Non perdere mai la dignità”. Ribatte lei. “È difficile piantare un chiodo con un braccio solo. Devi avere pazienza, impugna il tuo sollievo e non smettere mai di sognare”. “Usa la bellezza per riconoscerla”. 

Me ne andai con uno strano senso di sollievo, ma non trovai lavoro.